TO FAKE OR NOT TO FAKE?

Una risposta concreta per una società più equilibrata.

1. Quando l’apparenza inganna

La reputazione è, e sta sempre più diventando, un punto chiave nella vita di persone e aziende. Il successo, i guadagni e addirittura la serenità di ognuno sono altamente influenzati dall'opinione che gli altri hanno di ciascun singolo individuo. E nel contesto attuale, dove sempre più interazioni tra le persone avvengono velocemente e senza un contatto e una conoscenza diretti, una buona reputazione diventa un lasciapassare, mentre una cattiva reputazione si trasforma in porte chiuse e in un freno allo sviluppo e ai guadagni.

Fiducia e delega

Ne “La Repubblica” Platone descrive uno stato ideale che si fonda sulla divisione giusta dei compiti tra i suoi diversi membri: donne e uomini si dividono i compiti in uno spirito di delega e collaborazione, elementi essenziali per qualsiasi sistema sociale.

Ma per delegare e collaborare è necessario avere fiducia nel soggetto cui intendiamo delegare o con cui intendiamo collaborare. Dunque, la fiducia è l’elemento costitutivo che rende possibile delega e collaborazione. E come si costruisce la fiducia? La fiducia si costruisce proprio a partire dalla reputazione degli individui.

Possiamo quindi definire la reputazione come il sostrato sul quale costruiamo tutte le nostre relazioni sociali.

La reputazione è anche un connotato della nostra identità, è l’insieme di tutte quelle informazioni che ci qualificano e definiscono la nostra identità agli occhi degli altri.

Da un punto di vista etico, la reputazione è la radice da salvaguardare per assicurarsi che il tessuto sociale cresca sano ed integro.


La reputazione nell’Infosfera

La reputazione di un soggetto è la considerazione o la stima di cui questo soggetto gode nella società.

Infosfera è un termine introdotto dal filosofo Luciano Floridi, uno dei maggiori esperti della filosofia dell'informazione, con cui si intende la globalità dello spazio delle informazioni o meglio lo “spazio semantico costituito dalla totalità dei documenti, degli agenti e delle loro operazioni”.

L’infosfera include il cyberspazio, i mass media classici e, utilizzato in senso più ampio, i dati che compongono il Dna, i bit, la biosfera e il mondo della fisica. Infosfera è dunque l’ecosistema vitale e sociale che, superando la divisione tra reale e virtuale, rende possibile la vita degli organismi informazionali, gli inforg, che siamo tutti noi.

Dopo le rivoluzioni di Copernico, Darwin e Freud stiamo vivendo proprio quella dell’Infosfera - come afferma appunto Floridi nel suo libro “La quarta rivoluzione” - secondo la quale non esiste più distinzione tra vita on e off line. Esiste solo un flusso continuo di informazioni che ci circonda, ci passa attraverso e ci coinvolge in una quotidianità che è perennemente “onlife”. Le tecnologie della comunicazione, infatti, informano il reale ovunque siamo e in qualsiasi momento della giornata, a prescindere dall’essere al lavoro, con i nostri cari, al mare o al mercato per acquisti. Rappresenta una rivoluzione complicata che va governata e che necessita di un’infrastruttura morale e materiale, di un contesto di norme, che ci garantiscano di non essere travolti. Cambia il rapporto tra vita, lavoro e mondo della produzione, il modo di imparare e di rapportarsi alla realtà che ci circonda, ma soprattutto mutano gli strumenti intellettuali indispensabili per comprendere quanto stiamo vivendo.

Ma se nella vita “off line” potevamo rapportarci ai nostri interlocutori sfruttando la capacità prettamente istintiva di effettuare un’analisi sensoriale a tutto campo, nell’Infosfera in cui ci troviamo ora a vivere, tutto ciò non è più possibile, e abbiamo la reale necessità di nuovi strumenti che ci aiutino a formare un’opinione dell’altro non più basata sulle nostre percezioni ma su dati oggettivi. Un’opinione che sia la più corretta possibile. Abbiamo bisogno di un nuovo strumento che ci possa garantire sulla reale reputazione dei nostri interlocutori.


False identità digitali e sharing economy

Avere una buona o una cattiva reputazione può incidere in modo determinante sulla vita delle persone e delle aziende: se hai una cattiva reputazione nel settore in cui lavori, corri il rischio di non essere mai più assunto. Se invece hai un profilo brillante su LinkedIn, hai molte più possibilità di essere notato in mezzo agli altri. Se il tuo ristorante ha una buona reputazione su TripAdvisor o se il tuo appartamento ha buone recensioni su Airbnb, puoi star sicuro che saranno entrambi sempre pieni.

Ma quant'è affidabile realmente questo tipo di reputazione? Persone e aziende si trovano davanti allo stesso problema: come possiamo essere sicuri che le recensioni e i commenti sul ristorante che stiamo per prenotare siano veritiere e che i 5 pallini non siano gonfiati come palloni? Come possiamo misurare la reputazione dei nostri futuri dipendenti e come possiamo essere sicuri che i nostri fornitori siano affidabili? E ancora, a livello personale, come possiamo essere sicuri che la persona con cui stiamo per uscire sia veramente cosi carina, dolce e innocente come dice di essere?

In un contesto dove chiunque può contraffare la propria immagine, non esistendo alcun controllo su ciò che viene pubblicato in rete, è di fatto impossibile conoscere la reputazione dei singoli (persone fisiche o giuridiche) con un conseguente e correlato aumento del rischio collettivo: ogni singolo componente della comunità corre il rischio di riporre la propria fiducia nel soggetto che non la merita e la relazione instaurata può produrre danni per sé e per gli altri membri della comunità.

Peggio ancora, gli individui sono costantemente esposti al rischio di subire reputazioni falsate, costruite ad arte proprio allo scopo di ingannare il prossimo al fine di ottenere vantaggi specifici.